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    24/08/2008

    gone and back again..

    Per me l'estate è passata come sussurro di fantasma attraverso lo sguardo del sole: soffiata via in un baleno.
    Quest'anno non ci sono state ubriacate epocali ogni sera nelle afose serate d'agosto, il mare lontano dalla vista e dal cuore come se non fossi nato tra le sue sponde.
    Sono sempre io a scrivere dalla Grande Città Senza Nome: sbriciolata anch'essa sotto il peso delle novità e della modernità galoppante che ci sta avvolgendo tutti con il turbine di maggiorazioni ai tavoli.
    Lascio perdere la mia incompletezza, in questi due anni: lo scioglimento dei Sound Dreams Dying (di nome e di fatto i sogni sono finalmente morti liberandosi nell'aria), lei (sempre vicino e quando si allontana sempre troppo distante), la sete sempre costante di normalità, di amicizie che non scoppino come palloncini sotto la pressione del cuneo di aghi dispettosi.
    Immaini al rallentatoe, fotografie che scorrono a tempo di fronte ai miei occhi, parole rosse come sangue venoso. Passa il tempo e lo fa sempre più velocemente; nonostante le belle esperienze ci siano sembra sempre che manchi qualcosa e che si perda sempre la piccola parte di me che invece vuole sopravvivere: pezzi del puzzle mutano di continuo e il tema da comporre sfugge sempre; cosa manca? Il pezz dell'albero? una quadrato di ombrellone? Il collegamento al cuore?
    Forse e forse no.
    Una cosa buona però è tornata dentro di me: il desiderio di normalità, di unione, di scopo.
    I diari di Levanto si sono riempiti di grandi insegnamenti: per me il mare è tutto, lo scudo che mi protegge dalle fiammto su una diligenza e del drago, le frecce dei nemici e le asce dei predoni; la voglia di semplicità (una casa, un lavoro umile, il tempo che scorre nelle mie vene e non sulla mia pelle come brezza piuttosto che come tornado dulle rocce erodendo la supeficie).
    Forse il prossimo anno andrà meglio. Si il prossimo: scandisco il capodanno col 31 di agosto, sono slittato indietro come per tutte le altre cose; le ambizioni e le facili vittorie mi hanno guidato come se fossi stato su di una diligenza impazzita che seguiva un tracciato tutto suo senza chiedermi il parere.
    Da adesso voglio guidare il il carro e magari tenere un simpatico trotto per potermi godere il selvaggio paesaggio di confine con ciò che vorrei essere, ciò che sono e ciò che riesco ad avverare: stupido genio della lampada senza patente.
    Da molto tempo, forse troppo, non riesco a scrivere. Oggi però le parole escono fuori dalle dita come un fiume in piena: sono rimasto dentro la bottiglia troppo a lungo ed adesso, aperto il tappo, fuoriesce tutto e cerco di dargli forma (difficile farlo con un liquido in aria).
    A lavoro tutto bene, si sta bene, ho conosciuto persone fantastiche (alcune andate via non si possono dimenticare) e la storia è sempre la stessa: la materia scivola via alla fine ma le emozioni ed i sentimenti sono quelli che rimangono dentro e contano davvero.
    Sicuramente però il mio ottimismo sta migliorando: non desidero altri cambiamenti (non per ora) se non in meglio, il mio meglio, non quello comune.
    Meglio un palazzo in mezzo ad una rivoluzione od una casetta in riva al mare ed un lavoretto, umili entrambi?
    La risposta io l'ho trovata e per una volta, finalmente, sono sicuro che sia quella giusta.